Rivista il Mulino 2025

di Pier Virgilio Dastoli

31 ottobre 2025

 

ABOLIRE IL POTERE DI VETO PER USCIRE DALLA PARALISI EUROPEA

L’abolizione del voto all’unanimità, e dunque del potere di veto, deve essere accompagnata da un cambiamento strutturale, che avalli la creazione di un potere sovranazionale legittimato democraticamente

 

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha affermato davanti al Parlamento italiano, nel dibattito alla vigilia del Consiglio europeo, che il suo governo si oppone all’abolizione del potere di veto nel Consiglio europeo e nel Consiglio, smentendo la decisione del suo vicepresidente e ministro degli Esteri Antonio Tajani di aderire al gruppo degli “amici del voto a maggioranza” lanciato nel 2023 dai governi di Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna.

La presidente del Consiglio ha confermato così la sua collocazione nel gruppo minoritario di governi sovranisti a cui appartengono i governi della Repubblica Ceca, della Slovacchia e dell’Ungheria, che agiscono per demolire dall’interno il funzionamento dell’Unione europea, con grave danno per gli interessi del nostro Paese e per gli interessi collettivi che dovrebbero essere difesi secondo il principio della cooperazione leale.

Nel gennaio 2002, l’allora ministro degli Esteri Renato Ruggiero si dimise dal governo Berlusconi per dissensi con il presidente del Consiglio e gli altri ministri sull’introduzione dell’euro e sul mandato di arresto europeo: due decisioni fondamentali per la realizzazione dell’Unione economica e monetaria e dello spazio di sicurezza e giustizia che erano fortemente sostenute dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, costretto a controfirmare le dimissioni di Ruggiero poi rapidamente accettate da Silvio Berlusconi.

La necessità di superare il potere di veto estendendo il voto a maggioranza qualificata nel Consiglio europeo e nel Consiglio a tutte le decisioni politiche, finanziarie e giuridiche nell’Unione europea è centrale nel dibattito sul processo di integrazione europea anche in vista dei futuri allargamenti, se si vuole uscire dalla paralisi in settori essenziali nella vita di 450 milioni di cittadine e cittadini europei.

Il superamento del voto all’unanimità nelle decisioni che riguardano i governi è una delle riforme indispensabili per sottrarre l’Unione europea al ricatto delle apparenti sovranità nazionali

Il superamento del voto all’unanimità nelle decisioni che riguardano i governi è una delle riforme indispensabili per sottrarre l’Unione europea al ricatto delle apparenti sovranità nazionali e per creare un sistema di sovranità condivise che rafforzerebbe la coscienza europea e il sentimento di appartenenza in un mondo sempre più diviso da imperialismi autocrati, dove nessuno dei Paesi membri è in grado di difendere da solo i propri interessi nazionali. L’unanimità costituisce ancor oggi nel Consiglio europeo e nel Consiglio il metodo di votazione utilizzato in almeno venti settori cruciali per il funzionamento dell’Unione europea.

Si tratta della difesa dello stato di diritto, della promozione delle non-discriminazioni, della cittadinanza europea, del mercato dei capitali, del diritto di famiglia, della lotta alla criminalità organizzata, della politica fiscale e delle sue conseguenze per l’ambiente e l’energia, delle missioni della Bce, della sicurezza sociale e della salute. Si tratta ancor di più della politica estera e della sicurezza che comprende la dimensione della difesa per dare all’Unione europea la possibilità di parlare con una sola voce nel mondo e del finanziamento del bilancio europeo per garantire alle cittadine e ai cittadini europei beni pubblici a dimensione transnazionale e una equa politica finanziaria che incida sulle esternalità negative, elimini l’elusione e i paradisi fiscali.

In tutti questi casi, il Parlamento europeo è totalmente escluso dalle decisioni del Consiglio e in molti casi di decisioni comuni che potrebbero essere adottate a maggioranza qualificata il Consiglio adotta il principio del consenso rinviando sine die il voto su atti europei anche quando il Parlamento europeo ha dato il suo accordo a nome delle cittadine e dei cittadini che lo hanno eletto. Il Trattato di Lisbona prevede in alcuni casi limitati la possibilità che il Consiglio europeo consenta all’unanimità che il Consiglio non decida più all’unanimità (“clausola della passerella”) votando a maggioranza qualificata ma tale clausola non è mai stata applicata.

L’abolizione del voto all’unanimità e dunque del potere di veto deve essere accompagnata da un cambiamento strutturale, che sostituisca la logica della cooperazione tra Stati apparentemente sovrani con la creazione di un potere sovranazionale legittimato democraticamente e in grado di agire, nelle proprie sfere di competenza e secondo il principio di sussidiarietà, indipendentemente dagli Stati membri. Tale cambiamento comporta l’attribuzione al Parlamento europeo di un diritto di iniziativa legislativa, di un potere generale su un piano di uguaglianza con il Consiglio europeo e con il Consiglio insieme al ruolo della Commissione europea come garante degli interessi collettivi, così da determinare la nascita di un sistema di governo europeo efficace e democratico, responsabile nei confronti delle cittadine e dei cittadini europei e da essi controllato, in grado di sostituire le forme inefficaci di coordinamento tra i governi nazionali attualmente esistenti.

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